HEELS OR BAGS? BOOKS OR TRAVELS? PLACES, PEOPLE, MOOD, FOOD. LET'S TALK ABOUT IT. WITH A CUP OF TEA.
sabato 27 febbraio 2010
PARTY TIME
giovedì 25 febbraio 2010
"THE ROAD" by Cormac McCarthy
"He walked out in the grey light and stood and he saw for a brief moment the absolute truth of the world. The cold relentless circling of the intestate earth. Darkness implacable. The blind dogs of the sun in their running. The crushing black vacuum of the universe. And somewhere two hunted animals trembling like ground-foxes in their cover. Borrowed time and borrowed world and borrowed eyes with which to sorrow it." — Cormac McCarthy (The Road)
Ho finito di leggere "The Road" di McCarthy. A mio parere è uno dei migliori libri degli ultimi anni. Ma mi è difficile spiegare il perchè. E' difficile dire qualcosa, perchè niente sembra rappresentare con chiarezza le emozioni che le sue parole ti lasciano dentro. McCarthy è geniale per il modo in cui riesce a scatenare l'immaginazione pur con un linguaggio scarno ed essenziale come quello che utilizza. O forse è proprio per questo che funziona. Scarno ed essenziale è il mondo che circonda i due protagonisti: qualcosa di terribile è successo e la Terra è soltanto cenere e freddo; anche i sentimenti, l'istinto sono ridotti all'osso: l'amore (per il proprio padre/figlio) e la speranza, nonostante tutto. Quella che ci viene presentata è una situazione insostenibile, impensabile, troppo dura, troppo deprimente e troppo terribile. Ma mentre leggevo, pagina dopo pagina, non me ne rendevo conto. Tutta quella disperazione, l'orrore dell'uomo disposto a cibarsi di un altro uomo per sopravvivere, se non dei suoi stessi figli, mi sembravano parte della vita "normale", come se anche io fossi su quella strada, con l'uomo ed il bambino, a spingere il carrello.

lunedì 22 febbraio 2010
AVATAR ("I see you" "Yes, unfortunately I see you, too")
Gli strani ometti blu
Son alti su per giù
Due metri e ancor di più.."
Non sto parlando dei Puffi, ma dei loro cugini trendy del momento, il popolo dei Na ‘vi.
Ora faccio anche io parte ufficialmente della community fin troppo numerosa di coloro che han passato 162 minuti ( più 20 di trailers pre-film e 8 di intervallo) seduti al buio con degli occhiali orribili ( e per fortuna che era buio!) e fastidiosissimi, in una sala piena di corpi, calda e maleodorante. No, non faccio parte di nessuna comitiva di turisti rapiti in uno degli hot-spot mediorientali; sono semplicemente andata a vedere AVATAR in 3D in una multisala.
Partiamo dal 3D. Devo dire che probabilmente se lo avessi visto in 2D non avrei tolto nulla alla sua spettacolarità. Al di là del fatto che è impossibile tenere gli occhiali per tutti i 162 minuti perché gli occhi si affaticano molto, molte delle scene del film non sono girate per il 3D e comunque anche la resa di quelle in 3D non è granché; una volta abituatisi alle sementi volanti (tipo i nostri soffioni, ma molto più “fighi”, ovviamente), ai fantastici schermi trasparenti dell’intelligence americana, ai sentieri su rami altissimi sospesi nel vuoto non c’e’ molto altro. Uhmm. Niente lato positivo dunque.
Il plot è abbastanza scontato; dopo i primi 20 minuti, necessari ad inquadrare la situazione, lo spettatore è perfettamente in grado di prevedere come il film andrà a concludersi. Tutto è stato già visto: dalle problematiche di scontro fra civiltà diverse, alla smania di conquista degli americani; la storia d’amore, prima ostacolata dalla comunità, poi riconosciuta, poi a causa di una verità non detta di nuovo negata e alla fine ristabilita grazie al superamento della prova da parte dell’eroe. Direi che le funzioni di Propp (ma le insegnano ancora alle elementari??) sono il cavallo di battaglia della trama. WOW.
La novità di questo popolo extraterrestre risiede nella loro treccia. Devo confessare che ero convinta si trattasse della coda all'inizio, poi per fortuna Mr. B - dotato di ben 6 occhi per l'occasione (roba da spaventare anche Seth Brundle nei suoi momenti peggiori) mi ha fatto notare l'errore (mi sono confusa, troppe appendici questi puffoloni). Questa treccia è capace di “connettersi” con altri esseri (vedi ad esempio, utilissima connessione essere/cavallo; essere/rettilone volante) o in caso di necessità con alberi, o con la stessa madre terra per una connessione di quelle top, da far resuscitare i morti. Ora che ci penso... i rami del salice alieno mi ricordavano qualcosa… la fibra ottica! Insomma, ci troviamo di fronte la trasposizione "vivente" di una rete di dati. Una genialata. Speriamo non comprendano la potenzialità mediatica di questa trovata quelli del marketing di Alice, altrimenti Mario, John e la Hunziker avranno i giorni contati.
Innegabile è la bellezza degli effetti speciali: molto belle sono le riprese dei rettiloni in volo e della battaglia finale; anche l’ambientazione è spettacolare. Certo è che con il capitale a disposizione per questo film, il minimo era aspettarsi una cosa del genere. La tecnologia ormai è in grado di creare paesaggi e azioni inimmaginabili fino a qualche anno fa e chi può disporre di questi strumenti non ha limiti di rappresentazione.
giovedì 18 febbraio 2010
The Sartorialist e Pennyblack

domenica 14 febbraio 2010
Will you be my Valentine?
sabato 13 febbraio 2010
E voi lo conoscete Tucker Crowe? "Juliet, naked" by Nick Hornby
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"Juliet, naked" è però anche il romanzo con cui Hornby ritorna a trattare del mondo della musica e dei suoi addicted: Duncan è un quarantenne, ossessionato da uno dei suoi miti musicali, Tucker Crowe appunto. E' l'amministratore del sito dei fan ed è convinto di conoscere tutto quello che c'e' da sapere su Tucker, la sua musica e la sua vita privata. Tucker Crowe è il centro della sua esistenza e non si accorge che quest'ossessione ha ormai saturato il rapporto con Anne. Anche Duncan dovrà fare i conti con le sue certezze per arrivare, una volta scontratosi con la certezza del presente, a demolire quella realtà virtuale che egli stesso aveva creato.
mercoledì 10 febbraio 2010
MILANO MODA DONNA E LO STRAPOTERE DELLA STAMPA STRANIERA (o, meglio detto, alla corte di Anna Wintour)

Aha.
Per quanto si possa essere ingenui, alcune voci ci avevano messo in guardia circa il caratteraccio del bel donnino e del “suo” potere mediatico. Ma il ragionevole dubbio fra i più buoni d’animo restava (tengo a precisare che la sottoscritta non fa parte della predetta cerchia, fortunatamente in via d’estinzione). Ecco, per fortuna ora abbiamo la prova concreta che Lauren avesse più di un sassolino nella scarpa da togliersi. Se tutto l’universo fashion sembra essere terrorizzato da un suo possibile pollice verso figuriamoci un'assistente indifesa e alle prime armi. È ricominciata anche quest’anno la rumba per la settimana della moda a Milano… anche se fra poco dovremo iniziare a chiamare l’evento il giorno della moda a Milano… Tutto verrà concentrato in soli 4 giorni perché la povera Sciura Wintour è desiderosa di limitare il suo soggiorno europeo. E le più grandi case di moda italiane, per paura di ritrovarsi la sedia vuota in prima fila e perdere visibilità internazionale si concentrano tutte sul venerdì sabato e domenica, lasciando le minori isolate nei giorni più scomodi con il rischio altissimo di passare inosservate e rendendo i ritmi dei giorni più gettonati insostenibili. Solo Prada e Fendi hanno tenuto duro e deciso di presidiare la giornata di giovedì 25 e a loro vanno i ringraziamenti non solo di Mario Boselli, presidente della Cnmi, ma anche di tutti coloro che amano la moda e riconoscono l’importanza di questo settore per l’Italia. Ai due grandi marchi va il riconoscimento per non essersi piegati ai capricci della probabilmente più importante rappresentante della carta stampata americana, fortunatamente solo per quanto riguarda la moda; riconoscimento ancora maggiore a fronte del grande egoismo dimostrato dalle altre maison. Boselli dice: “Non abbiamo niente contro la signora Wintour, anzi siamo disposti ad accoglierla con il tappeto rosso, a patto che lei resti qui il tempo che deve stare per fare il suo lavoro”. Ineccepibile.
E’ possibile essere arrivati a questo? Noi europei trattiamo di moda sin da quando gli americani andavano ancora in giro con il gonnellino di pelle di bisonte e le piume in testa (non vogliatemene, è un dato di fatto… se poi il gonnellino di pelle di bisonte abbia fatto tendenza, questo è un altro discorso..) eppure continuiamo ad essere soggiogati dalle loro regole. Non ho parole.
Qui di seguito trovate il programma per la maratona che partirà il 25 febbraio (direi che in quanto a difficoltà abbiamo superato la Milano City Marathon):
Lunedì 24: Elena Mirò, Angelo Marani, 1a classe Alviero Martini e New upcoming designers;
Giovedì 25: Fendi, Prada, Just Cavalli, Frankie Morello, Moschino Cheap & Chic Krizia e N°21;
Venerdì 26: Dsquared2, Blumarine, Alberta Ferretti, Gianfranco Ferrè, Emporio Armani, Versace, Jil Sander;
Sabato 27: Bottega Veneta, Max Mara, Iceberg, Giorgio Armani, Moschino, John Richmond, Gucci e Pucci.
Domenica 28: Marni, Roberto Cavalli, Missoni, Salvatore Ferragamo, Dolce & Gabbana
Lunedì 1: Mila Schon, Laura Biagiotti, Mariella Burani, Ter et Bantine, Carlo Tivoli.
lunedì 8 febbraio 2010
lunedì 1 febbraio 2010
ART FIRST: l'arte è servita.
Il progetto di quest'anno, affidato a Julia Draganovic, critica d'arte tedesca ma che deve la sua formazione a New York, si intitola HERE AND NOW, e vuole sottolineare la sfida di affrontare ogni giorno il nostro tempo, senza smettere di confrontarsi con il bagaglio storico e culturale che ci appartiene. L'Italia, grazie alla ricchezza di eredità passate è il terreno perfetto per l'artista che vuole confrontarsi con la storia, ispirarsi ad essa e farla rivivere nel nostro presente. Le installazioni sono numerose e dislocate in vari punti del centro città. Avete tempo sino al 28 febbraio per ammirarle poi, chi è trendy lo sa... l’arte nel ventunesimo secolo predilige l’effimero.


